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Psicoterapia

Sostegno alla genitorialità

Terapia del divorzio


In moltissimi casi interrompere una relazione è davvero complicato. Con questo non mi riferisco esclusivamente alla chiusura di una convivenza o di un matrimonio, infatti nessuno di questi due si esaurisce con l’abbandono dell’abitazione finora condivisa.
Come spesso accade la faccenda è molto più complessa, perché separarsi emotivamente richiede dei passaggi anche dolorosi nonostante pensieri del genere siano all’ordine del giorno:
“Questa storia mi fa soffrire”
“Sono consapevole che non mi faccia bene stare con lui/ lei, ma continuo ad avere bisogno della sua presenza”
“Questa è l’ultima che mi fa…”
Per dare senso e rendere giustizia alla frequente difficoltà nel separarsi è necessario mettere alcuni punti fermi:
E ancora, la possibilità che termini una relazione significativa pone sempre la domanda di cosa verrà dopo:
Uno scenario può essere l’abbandono:
Oppure la fine può essere vista come critica:
Di frequente accolgo nel mio studio persone che affermano di vivere situazioni di coppia altamente insoddisfacenti; persone incastrate in una relazione sentimentale che all’inizio era magica, bellissima, passionale ma che, con il passare del tempo, si è trasformata in una vera e propria fonte di sofferenza.
Fin qui potrebbe sembrare semplice risolvere la situazione.
La separazione sembrerebbe lo strumento più semplice e rapido per mettere fine al dolore, eppure staccarsi dal partner è molto difficile: la lontananza, anche solo immaginata, provoca tristezza, rabbia, frustrazione e angoscia.
In questi casi le persone vivono una forte ambivalenza e spesso una notevole contraddizione tra quello che pensano con la testa, “ciò che dice la razionalità”, e quello che sentono a livello profondo, viscerale ed emotivo.
Tenete conto che non conoscere e non sapere utilizzare le proprie sensazioni ed emozioni non gioca mai a vostro vantaggio: non sapere cosa siano o cosa farne, o ancor peggio pensare che non servano a niente, è un grandissimo sbaglio!
“So che la cosa migliore da fare sarebbe separarmi, ma al pensiero che lui/lei non sia più qui mi angoscia/intristisce/mi fa sentire perso/a”.
Ed ecco fatto che potremmo sentirci bloccati in un vero e proprio impasse, un vicolo cieco senza uscita!
Potete facilmente capire come, in questi casi, possa anche subentrare un certo grado di mal giudizio nei propri confronti, osservazioni auto-squalificanti, accompagnati da espressioni tipo:
“Se rimango con questa persona che mi fa star male devo avere qualcosa che non va!”
“Se continuo questa storia non devo lamentarmi se sarò sempre infelice”.
In altri casi le persone attribuiscono la difficoltà a separarsi all’importanza del legame che stanno vivendo attraverso pensieri del tipo: “Se non riesco a separarmi si vede che è una storia troppo importante, allora devo resistere a qualunque costo per salvarla”.
Cioè, è corretto dare giustizia alla profondità e alla durata di un sentimento, ma considerate che questi aspetti non sempre sono direttamente proporzionali alla qualità della relazione.
Anche i rapporti caratterizzati da alta conflittualità e violenza sono basati su un legame profondo, ma si tratta pur sempre di un legame malato.
In entrambi i casi le persone si trovano coinvolte in dinamiche disfunzionali; queste difficilmente le porteranno a risolvere la situazione, e che non le proteggeranno dal dolore e dalla sofferenza che provano.
Il divorzio o la fine di una relazione significativa in generale, rappresenta un importante momento di cambiamento che coinvolge l’intero progetto di vita di entrambi i coniugi.
Questa fase è caratterizzata dalla riorganizzazione di molti aspetti della propria esistenza e della quotidianità a vari livelli: economico, abitativo, genitoriale (se ci sono dei figli), amicale e sociale.
Il completamento e il superamento di questi passaggi, già di per sé complessi, però non garantisce la possibilità di separarsi mentalmente dal partner. Per farlo sarà necessario ri-costruire una buona immagine di sé in assenza dell’altro e riappropriarsi di tutte quelle parti di sè che avevamo proiettato nell’altro.
Vittorio Cigoli, grande esperto di legami e di separazione ha così definito il divorzio psichico:
“è il risultato di un graduale distacco dagli investimenti emotivo-affettivi e dal “progetto di vita” a suo tempo più o meno consapevolmente coltivato. Proprio quando si pensa di essersi liberati da uno stato di pena e sfuggiti ad una situazione di pericolo può bastare assai poco, come un casuale incontro o un insieme di ricordi, perché tutto sembri tornare come prima. Di colpo si riattiva il bisogno, si risperimenta la perdita, si avverte il pericolo”. (Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento: Cigoli V., Galimberti C., Mombelli M., Il legame disperante 1988).
Non esistono tempi o passaggi rigidi e sovrapponibili a qualunque relazione di coppia e a ciascun individuo. Ognuno vivrà un’esperienza a sé e non è facilmente prevedibile quando sia possibile interrompere la relazione.
Se vi siete riconosciuti nella descrizione precedente e se pensate di trovarvi in una situazione di stallo, o in difficoltà nel prendere la decisione di interrompere una relazione, potete visitare la mia pagina Consulenze, oppure potete trovare i miei Contatti per fissare un appuntamento.
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