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Psicoterapia

Sostegno alla genitorialità

Terapia del divorzio


Ogni coppia con dei figli che si sia trovata in crisi si sarà chiesta, a un certo punto, se sia il caso di rimanere insieme per il bene dei figli, oppure no.
Questo argomento è senz’altro uno dei temi più scottanti difronte al quale ciascuna coppia e ciascun genitore si troveranno nel momento in cui si apre una crisi matrimoniale o relazionale che sia.
Ogni persona deve fare i conti con le spiacevolissime sensazioni di colpa e di fallimento rispetto al progetto di vita che aveva fino a lì strutturato e questo capita, a maggior ragione, quando quell’individuo è un genitore.
Sfortunatamente non esiste un’età anagrafica ideale per cui un figlio possa essere protetto dalla sofferenza della separazione dei propri genitori.
Infatti non vi è traccia di alcuna teoria scientifica che possa assicurare: “a tot. anni un figlio accetterebbe più facilmente la separazione”.
Altresì non esiste alcun nesso di proporzionalità tra l’età anagrafica e il dispiacere che un figlio vivrà difronte all’evento separativo.
Ogni bambino, pre-adolescente, adolescente o giovane adulto desidera che i propri genitori stiano insieme. Per questo, spesso, potrebbero mettere in atto vere e proprie strategie terapeutiche per riuscire nel loro intento!
Bisogna ammetterlo immediatamente: i figli conoscono molto bene i propri genitori e spesso comprendono prima di loro che cosa gli stia succedendo.
A tal proposito, però, devo precisare che difronte a situazioni particolarmente conflittuali, quando la tensione in casa è molto forte, quando il dialogo sparisce, i figli sono capaci di affermazioni quali: “piuttosto che vivere in questa situazione preferirei che si separassero!”
I genitori, dal canto loro, sono stati dei figli per cui possono ben comprendere il peso che l’evento separativo può creare sui loro ragazzi; alcuni avranno già vissuto questa esperienza sulla loro pelle, ma spesso possono rischiare di confondere il loro dolore e la propria sofferenza con quella dei figli.
La separazione è un processo psichico molto complesso che non si esaurisce assolutamente nella gestione degli aspetti pratici o economici quali:
Poi c’è da tenere in considerazione la conflittualità che caratterizza ciascuna coppia nei momenti di crisi; a tal proposito ci tengo a precisare quanto la sua manifestazione non sia direttamente proporzionale alla rabbia, al rancore e al dolore che ogni partner può provare nei confronti dell’altro e che non sia un indice sul quale tarare la salute di un rapporto di coppia.
Spesso ho incontrato bambini o ragazzini che sono rimasti molto disorientati difronte alla separazione dei propri genitori.
Non li avevano mai sentiti litigare, eppure ora sono lì a dover curare il loro dolore per quanto accaduto.
Figuriamoci quale peso e responsabilità potrebbe sentire su di sé quel bambino che vede e sente quotidianamente litigare i propri genitori, nel momento in cui potrebbe scoprire che loro stanno rimanendo insieme per lui? O ancor peggio “per il suo bene”?
Quindi mentre i genitori, comprensibilmente, sono impegnati nella gestione del dolore e della frustrazione per una relazione di coppia che sta naufragando (perché magari stanno subendo la scelta del partner, o a seguito della scoperta di un tradimento), proviamo a pensare che impatto questo può avere sulla serenità dei bambini o degli adolescenti.
Che cosa accadrebbe se loro dovessero diventare i responsabili del perpetrarsi della sofferenza dei propri genitori?
Sarebbero loro i “protettori” di un legame che si sta sgretolando o che ha ormai raggiunto un elevato livello di compromissione?!
Probabilmente potrebbero pensare che sia loro responsabilità l’infelicità della mamma e del papà; che se non ci fossero o non esistessero i loro genitori sarebbero liberi di vivere la propria vita e di essere finalmente felici!
In altri casi i figli possono rimanere incastrati nel ruolo di confidente e sostituto del partner per colmare il dolore provato dalla crisi, secondo un meccanismo del genere:
“Se loro rimangono insieme solo per me, io sono il colpevole della loro tristezza, quindi devo fare qualcosa per farlo/i stare meglio”.
Il peggio è che questa esperienza potrebbe avere ripercussioni negative in un’ottica temporale più ampia; nello specifico, la credenza che per stare insieme sia normale sacrificare delle parti di sé e vivere in uno stato di totale insoddisfazione dal quale pare non esserci alcuna via di fuga o di cambiamento, potrebbe compromettere il modo in cui il bambino, da adulto, cercherà di creare dei legami di coppia.
“Rimanere insieme per il bene dei figli” è una falsa convinzione!
Con questo non penso che i genitori intendano dare consapevolmente la responsabilità della loro tristezza e insoddisfazione ai loro ragazzi.
Possono però confondere alcune paure come: la solitudine, l’instabilità economica, non trovare un altro partner, perdere la persona con cui hanno trascorso molti anni, il giudizio delle altre persone, con il coraggio di mantenere in vita un rapporto che non funziona.
Quindi il consiglio che mi sento di dare a qualsiasi persona che stia leggendo questo articolo è molto semplice:
Nella decisione di separarsi i figli non devono assolutamente entrarci.
Tengo sempre a precisare che i genitori possono essere i migliori conoscitori dei propri figli.
Nessuno meglio di loro può sapere quale sia il loro bene, però ci sono alcuni momenti, come la crisi della coppia o la separazione, in cui è molto difficile mantenere l’attenzione sui bisogni altrui; perciò non sentitevi inadeguati o sbagliati qualora sentiate l’esigenza di chiedere l’aiuto di uno specialista.
Nella sezione Consulenze del mio sito potrete trovare diversi percorsi possibili, e potete contattarmi per qualsiasi informazione o chiarimento anche in ottica orientativa!
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