Giulia Baratto Psicologa

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Come gestire l’ansia

da | Mag 2, 2021 | Ansia e panico

Durante i colloqui con i pazienti sento spesso parlare di ansia e di attacchi di panico; questi termini vengono utilizzati quasi in maniera intercambiabile come se fossero sinonimi.
Ma gestire l’ansia e gestire un attacco di panico non è esattamente la stessa cosa; per questo motivo mi sembra importante scrivere un articolo, allora facciamo un po’ di chiarezza!

L’ ansia è uno stato di sofferenza percepibile sia a livello fisico che psichico, caratterizzato principalmente da forte preoccupazione, timore, percezioni di insicurezza, tutto ciò in mancanza di una via d’uscita che possa attenuare queste spiacevoli sensazioni. L’ansia può essere generica, senza che vi sia una situazione o un oggetto ad essa direttamente riconducibile, oppure può essere legata a situazioni note per l’individuo, come ad esempio dei problemi di relazione con il proprio partner.

Può essere definita come una reazione automatica alle percezioni che la persona ha difronte ad alcuni eventi della vita. La sua natura “interna” la rende, infatti, difficilmente controllabile.

Questa spiacevole sensazione, “assalendo” il corpo e la psiche, permea l’individuo inibendolo e bloccandolo nell’intento di interrompere il ciclo instauratosi.

La maggior parte delle persone che hanno a che fare con i problemi d’ansia riportano una serie di sintomi tra cui:

  • palpitazioni
  • tachicardia
  • improvvisa sudorazione
  • sensazione di soffocamento
  • nodo alla gola
  • sensazioni di oppressione al petto

L’ansia, di per sé, non è disfunzionale a prescindere ma può essere addirittura considerata come un elemento indispensabile e prezioso per l’incolumità stessa della persona.
Una buona alleata che fa suonare un campanello d’allarme, che attiva l’individuo rendendolo consapevole della necessità di proteggersi da quello che sta accadendo o che potrebbe accadergli di lì a breve.

Quando l’ansia diventa patologica?

Il problema, però, si pone nel momento in cui l’ansia perde questa funzione adattiva, sfociando in un disturbo persistente e pervasivo che influenza e modifica addirittura la quotidianità della persona.

Quello che era partito come uno stimolo adattivo e utile per la sopravvivenza dell’individuo, con il passare del tempo, può acuirsi diventando persino un ospite indesiderato, un elemento quasi invalidante che può compromettere vari aspetti della quotidianità.
Gli ambiti nei quali questa può dare conseguenze negative sono i più svariati: dalle relazioni sociali, all’ambito lavorativo, ai rapporti familiari, con conseguenze anche sulla qualità del sonno.
Può, inoltre, avere effetti negativi sulla consapevolezza di sé e sull’autostima, portando ad evitare quelle situazioni nelle quali ci si aspetta di sentirsi a disagio.

Questa strategia evitante può funzionare in prima istanza; come tutte le modalità difensive sembra avere effetto nel qui e ora, dato che la persona effettivamente non deve trovarsi in quella situazione che la fa così tanto preoccupare.

Il problema centrale è che questa strategia non risolve nulla. Sia perché lavora solo a livello superficiale non entrando nel nucleo del problema. E sia perché non fa altro che alimentare un circuito che non potrà far altro che irrigidirsi ulteriormente.
Se penso che la soluzione migliore per non andare in ansia sia quella di evitare di frequentare quel determinato luogo o di non fare quella particolare attività, rapidamente potrei trovarmi nella condizione di dover evitare anche altre situazioni simili nel timore che potrebbero fungere da stimoli di attivazione delle sensazioni di ansia.

Così facendo la persona si ritrova sempre più sola e chiusa in sé stessa, impaurita e totalmente inerme difronte a quello che potrebbe capitarle.

Qualche accenno su sintomi e problematiche

La persona spesso riferisce di trovarsi in un continuo stato di allarme vivendo ogni esperienza, soprattutto quando sconosciuta, con preoccupazione ed agitazione, prefigurandosi i più orribili scenari (che generalmente sono poco realistici) rispetto a ciò che le potrebbe accadere.
Anche in questo caso si tratta di una strategia difensiva solo apparentemente funzionale; infatti il tentativo di controllare la paura derivante da quella determinata circostanza risulta inefficace, dal momento che non fa altro che alimentare ulteriormente lo stato di ansia che si è già attivato.

Anche il sonno e l’alimentazione possono essere intaccati e compromessi dalla sintomatologia ansiosa; questa spesso si presenta in maniera preponderante nel momento dell’addormentamento, o durante la notte creando continui risvegli notturni e rischiando di trasformarsi in insonnia.

Quindi se già durante il giorno la mente ha faticosamente lavorato nel tentativo di individuare gli eventi stressogeni ed evitando le situazioni che possono attivarli, anche di notte sarà difficile recuperare con un buon sonno ristoratore.

Prima di arrivare in consultazione la persona ha già provato almeno queste strategie, tentando di sedare le sensazioni di ansia e i suoi sintomi.
Altrettanto frequentemente ha anche sperimentato l’utilizzo di farmaci, attualmente molto pubblicizzati; questi però magari alleviano lì per lì la sensazione, ma non possono disinnescarla, né eliminarla.

Allora cosa si può fare per gestire l’ansia?

Quello che può aiutare l’individuo, almeno in prima battuta, è rappresentato dalla possibilità di aprirsi all’esterno e alle persone che gli stanno accanto; non c’è nulla di cui vergognarsi a voler condividere quello che gli sta succedendo. Non si tratta di un fattore di fragilità, debolezza o di improvvisa inabilità!

L’ansia patologica può far paura ma non è una condizione nella quale la persona dovrà vivere senza aver via d’uscita, anzi!

Un percorso di terapia può essere il giusto contesto nel quale affrontare le questioni sottostanti all’insorgenza della sintomatologia ansiosa; andando in profondità sarà infatti possibile sciogliere il nodo che si è nel tempo creato, imparando a gestire l’ansia nella quotidianità.
Gli strumenti principali saranno l’individuazione di tutti gli eventi scatenanti, cogliendone i vissuti e i significati che assumono nella vita della persona, analizzando tutte quelle situazioni che mettono la persona in condizione di stress anche immotivato, facendogli provare quelle emozioni così spiacevoli.

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